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il fenomeno climatico el nino
Sono sicuro che la maggior parte delle persone
hanno sentito parlare del fenomeno EL
NINO ma sono altrettanto sicuro che in
pochi lo conoscono in dettaglio. I principali mezzi di comunicazione
per attirare l’attenzione del pubblico si soffermano
maggiormente sui danni provocati dalla siccità o dalle alluvioni ad
esso collegate ma difficilmente parlano
del fenomeno in particolare, ad esempio come,
dove e quando si svolge, studi in corso, previsioni.
Questo articolo vuole appunto cercare di approfondire maggiormente
l'argomento (per chi volesse avere solo un accenno al fenomeno -
articolo:
Cambiamenti Climatici).
Il fenomeno climatico chiamato
EL NINO
probabilmente è sempre esistito e le popolazioni interessate, come
quella peruviana, non lo vivevano neanche come un qualcosa di
negativo anzi, lo definivano ”l’ano
de abundacia” cioè l’anno
dell’abbondanza perché la copiosità delle piogge permetteva di avere
la ricrescita di erba da pascolo nelle zone normalmente desertiche e
di conseguenza gli animali crescevano e si riproducevano più
velocemente inoltre, anche la pesca era più abbondante.
Questa "anomalia climatica" è stata osservata a livello scientifico
ad iniziare dagli anni '40 con la nascita dei primi modelli
matematici che avevano l'obiettivo di descrivere la circolazione e
il clima globale.
Nonostante fino agli anni '60 gli studi proseguissero
indipendentemente su due fronti, uno che riguardava lo sviluppo di
modelli per descrivere i moti atmosferici e l'altro per quelli
oceanici, si arrivò comunque ad una stessa conclusione: la
particolarità della climatologia dell'Oceano Pacifico.
Inizialmente si pensò che si trattasse di un fenomeno localizzato
che riguardava solo una parte del Pacifico,
determinato dall’afflusso
di acque calde superficiali provenienti dalle correnti della Somalia
che stagionalmente mutavano dopo il monsone indiano, interessando il
Corno d’Africa.
Solo successivamente si
osservò che il fenomeno interessava l’intero bacino e si vide che
era ricollegato ad un mutamento delle condizioni
degli Alisei.

Alisei
Il problema di quegli anni,
rappresentato dalla scarsità di dati disponibili e dalle
imperfezioni delle misurazioni, non permetteva ancora di evidenziare
correttamente il fenomeno.
I primi studi che vennero fatti per evidenziarlo in dettaglio
vennero indirizzati alle possibili interazioni col monsone indiano
ma anche se i risultati non furono quelli attesi si evidenziò
comunque la grande importanza assunta dalla situazione barica al
suolo delle aree interessate.
Si trovò infatti uno spiccato legame
a livello di
pressione atmosferica fra
Oceano Pacifico e
Oceano Indiano che il
Dr. Walker battezzò
oscillazione meridionale (SO-
Southern Oscillation):
quando la pressione era alta nell'Oceano
Pacifico era bassa
nell’Oceano Indiano.
Col
passare degli anni si scoprirono nel Pacifico altri legami tra cui
il più importante fu quello strettissimo fra le città
di DARWIN
in
AUSTRALIA e
TAHITI
in
POLINESIA.
Pensate che sono distanti circa 15.000
Km eppure sono estremamente legate, ad
un valore di pressione sopra la norma di uno, corrisponde uno stesso
valore sotto la norma dell’altro !!


Relazioni della Pressione Atmosferica tra
Darwin e Tahiti
La scoperta di questo legame fu
importantissima in quanto riusciva a determinare con precisione lo
stato dell'oscillazione e gli scienziati per meglio utilizzare
questa opportunità, istituirono il SOI
(Southern Oscillation Index).
Quando
la pressione al suolo è più alta presso Darwin, l’indice diviene
positivo mentre diviene negativo quando è più alta in Polinesia.
Mediante l'osservazione del SOI fu possibile vedere come nell'arco
di 3-4 anni, l'indice stesso tendeva a calare per poi invertirsi,
evidenziando quindi una certa periodicità della variazione dello
stato dell'oscillazione.
A questo punto visto che la periodicità della variazione dello stato
dell'oscillazione corrispondeva alla periodicità del particolare
fenomeno climatico osservato, si cominciò a concretizzare l'idea che
i due fenomeni fossero collegati.
Ci fu poi un altra scoperta molto importante:
Studi effettuati da Walker evidenziarono come
l’oscillazione aveva effetti sulle precipitazioni e sulla
circolazione dei venti in molte zone del
Pacifico Tropicale e Oceano Indiano oltre a ripercussioni sulle
temperature nel Sud Africa, sul Canada sud occidentale , sugli USA
meridionali e attorno al Golfo del Messico.
Dimostrò quindi che questa oscillazione
aveva effetti non solo sul clima locale come inizialmente si era
pensato ma anche a scala globale.
Una occasione importante per registrare in
dettaglio le variazioni avvenne negli anni ‘57-58 quando si
organizzò una operazione di monitoraggio
in occasione dell'anno
Geofisico Internazionale.
Fortunatamente proprio in quel momento si verificò un altro forte EL
NINO dopo quello del ‘41 e questa volta tutti i dati vennero
catturati, compresa la disposizione e l'evoluzione delle correnti
calde oceaniche.
Si vide che con temperature sopra la norma si
veniva a creare un indebolimento degli Alisei, piogge eccezionali
nel Perù (l’anno dell’abbondanza) e pesanti precipitazioni sul Pacifico
Centrale.
Si dedusse quindi che le temperature e le
correnti oceaniche rivestissero un ruolo fondamentale.
Dieci anni dopo il
prof. John Bjerknes dell’università della
California, unificò una teoria che racchiuse il rompicapo EL NINO e
l’oscillazione meridionale
(il
legame è talmente stretto che oggi il fenomeno viene chiamato anche
ENSO che unisce EN - EL NINO e SO - Southern oscillation).
Disse che in condizioni
normali,
gli Alisei spiravano da est verso ovest in direzione dell’Indonesia
dove, per effetto del riscaldamento dell’aria che passava in zone
più calde, si veniva a creare una zona con intense precipitazioni.
Una volta che l’aria si era impoverita di acqua e si raffreddava,
tornava indietro in quota verso il Perù a chiudere la cellula che fu
intitolata a Walker, dando alta pressione (deserti).

Negli anni ‘80 poi,
Gene Rasmusson
approfondì e sviluppò gli studi passati
arrivando a tracciare delle chiavi per la
determinazione delle caratteristiche di un EL NINO TIPICO.
Le mappe sviluppate da Rasmusson mostrarono
chiaramente come le temperature della superficie oceanica, le
precipitazioni e il modificarsi degli alisei fossero ben correlati.
Un EL NINO TIPICO
comincia con un leggero aumento delle
temperature
superficiali oceaniche di fronte alle coste del Perù seguito da un
leggero indebolimento degli Alisei, il tutto fra
Marzo e Maggio
quando cioè le temperature sono più alte. Tra
Agosto e Ottobre
il riscaldamento si propaga verso ovest, gli Alisei si indeboliscono
ancora, le piogge si
spostano sul Pacifico centrale dando alta pressione e siccità
sull’Indonesia; l’evento massimo si raggiunge fra
Dicembre e Febbraio
(proprio
per la
vicinanza al
Natale fu chiamato EL NINO che vuol dire
Bambino Gesù)
quando il caldo
anomalo si estende per tutto il Pacifico e le piogge intense si
verificano sul Pacifico centrale fino al Perù.
Durante la Primavera poi la temperatura decresce lentamente fino a
tornare su valori normali.

Come abbiamo visto, tutte le componenti attive
nel Pacifico come gli Alisei, i moti oceanici, la pressione
atmosferica, la temperatura, sono dipendenti l’uno dall’altro e
concorrono a determinare quelle che sono le condizioni medie
climatiche.
Gli Alisei, sono causati dalla differenza di temperatura che c’è tra
est e ovest del Pacifico. Il moto stesso dei venti poi fa si che le
acque calde si dirigano verso ovest, condizione che determina tra
l’altro un altezza media del mare di 50
cm più alta rispetto al Pacifico
orientale, mantenendo attiva la differenza di temperatura fra est e
ovest che alimenta gli Alisei stessi.
L'attenzione a questo punto venne concentrata
sulla temperatura oceanica e la sua stratificazione.
Tutto l’oceano possiede in profondità correnti
fredde mentre in superficie la temperatura è maggiore e interagisce
con l’atmosfera. Nella fascia di transizione, chiamata
TERMOCLINO, la
temperatura cambia molto velocemente.
Questa fascia al livello tropicale è ben definita e impedisce il
rimescolamento delle acque fredde con quelle calde come fosse un
isolante.
In condizioni normali
gli Alisei spingono talmente tanta acqua verso l’Indonesia che il
termoclino scende fino a 150-200
metri di profondità mentre sulle coste
peruviane tende a salire avvicinandosi molto alla superficie
richiamando acqua fredda dagli abissi. E’ per questo motivo che il
mare è molto pescoso in Perù, proprio perché dalle profondità risale
molto plancton che fa aumentare il pesce.
In condizioni di EL NINO
gli Alisei subiscono una diminuzione, il vento
non riesce più a mantenere le condizioni prima descritte, il livello
del termoclino tende ad appiattirsi, l’acqua calda tende a tornare
indietro verso il Perù e l’Indonesia si "raffredda". La temperatura
superficiale tocca punte di 28-30°C.
In conseguenza di ciò, anche in superficie sono mutate le condizioni
del campo barico ed ecco capovolte le condizioni climatiche.
In queste condizioni di Alisei deboli o verso
est, termoclino stabile e acque calde, la situazione rimane molto
instabile e occorre poco per rompere il nuovo equilibrio: basta un
piccolo ritorno degli Alisei, che si determini un rapido reflusso
all'indietro delle acque o si possa addirittura creare la situazione
opposta a EL NINO, cioè LA NINA,
con aumento della velocità del vento verso ovest con conseguente
ulteriore raffreddamento a est.

Il sistema a questo punto è pronto per tornare
alle condizioni iniziali chiudendo l’oscillazione.
La realtà è quindi che uno stato tipico e
normale oceanico non esiste, come abbiamo visto è un continuo andare
e venire delle correnti superficiali da est ad ovest.
La periodicità quadriennale tipica di EL NINO
altro non è che il tempo impiegato per il succedersi delle fasi: 1
anno di EL NINO, 2 anni di transizione per il trasferimento
dell’acqua e 1 anno di LA NINA.
In realtà la presenza del clima molto variabile tropicale, lo
scorrere delle correnti, le onde oceaniche, l'irregolarità dello
spostamento del termoclino, forniscono al sistema quella NON
regolarità esatta che non permette di dire che EL NINO si verifichi
sempre ogni 4 anni.
Si sono
registrati EL NINO anche a distanza di due anni e in alcune
occasioni non si è registrato per 10 anni, da qui l'importanza di
sviluppare modelli di previsione.
Ma perché è così importante definire e
prevedere EL NINO ?
La previsione del fenomeno non è importante
tanto per l’area in questione visto che in grande parte è isolata e
disabitata (oceano) ma come si diceva in precedenza si sono trovati
legami con molte
altre zone del pianeta per effetto di quelle che vengono definite
TELECONNESSIONI.
Con l’utilizzo dei moderni calcolatori che consentono di fare una
grandissima mole di calcoli in poco tempo, si stanno sviluppando
modelli che ricercano in tutto il globo, teleconnessioni alle
pressioni ad esempio di Tahiti.
I risultati sono incredibili, si sono trovate ripercussioni e legami
di pressione atmosferica ad esempio lungo un
po' tutta la fascia
equatoriale, nel sud America,
in India e lungo un arco che va dal Pacifico centrale fino al nord
America, per finire in
sud Africa e nord est
del Brasile.

Teleconnessioni
Tutte le teleconnessioni descritte
sono abbastanza
evidenti e ben definite mentre alle medie latitudini la situazione è
più complessa e assume spesso valori negativi di correlazione.
Tutta la fascia che si estende sul nord America
ha come l’aspetto di un onda che si propaga ed è tanto famosa che
gli è stato assegnato un nome proprio:
TELECONNESSIONE-PACIFICO-NORDAMERICANA.
Le altre teleconnessioni sono quelle NORD
ATLANTICHE che legano le Azzorre con l'Islanda e quella monsonica
tra Oceano Pacifico e Indiano.
Anche l’area mediterranea, seppur marginalmente, risulta essere
interessata sia da quella nord atlantica che da quella monsonica.
Naturalmente si stanno ancora studiando altri effetti e correlazioni
che sono poi la chiave climatica globale.
Quali sono in definitiva gli EFFETTI di EL
NINO ?
nell’inverno in cui si verifica, la siccità
domina nel Pacifico occidentale dalle Filippine all’Australia
settentrionale, mentre piogge torrenziali si rovesciano sul
Pacifico
centrale e sul Perù.
Tutto questo per diretto spostamento della cellula di Walker.
Per effetto delle teleconnessioni poi abbiamo
siccità nel nord del Brasile, piogge torrenziali in Argentina,
in Africa, siccità in Madagascar e piogge anomale in alcune
zone equatoriali.
Nell’area caraibica e negli Stati Uniti meridionali si verificano
piogge eccezionali, ci sono poi temperature superiori in
Asia meridionale e in
diverse zone del Brasile. Temperature sopra la media si verificano
anche in Alaska, America
del nord est, conseguenti alla teleconnessione
Pacifico-Nord
Americana.
Questo determina uno spostamento delle correnti a getto
che deviano il percorso delle perturbazioni facendo arrivare intense
precipitazioni dove normalmente non ci sono, ad esempio la
California è interessata da
forti piogge che, visto il tipo di territorio, creano spesso
allagamenti, inondazioni e valanghe di fango.
Mentre tutte le connessioni sono evidenti con l’America,
risultano non esserci o sono molto marginali con
l’Europa che si trova lontana dal suo cammino principale.
Ricordiamo solo
brevemente che oltre ai danni di tipo meteorologico, i problemi
maggiori causati da EL NINO riguardano gli incendi, la rovina di
coltivazioni, danni alle costruzioni colpite da eventi estremi,
sviluppo di malattie che sono poi le effettive cause di morte e di
disagio dopo il suo passaggio.
A che punto siamo a livello di rilevazioni e
previsioni ?
A livello di rilevazioni si sta facendo molto:
al momento si sta sviluppando
una rete di boe che monitorano le temperature
oceaniche anche in profondità lungo tutta l’area del Pacifico
equatoriale con un progetto che prende il nome di
TAO Tropical Atmosphere Ocean.
Le boe TAO si sviluppano entro i 7,5° di latitudine
nord e sud su una griglia di 15° di longitudine e 2,5 di latitudine
tra Nuova Guinea e Galapagos.
I dati vengono diffusi in tempo reale su internet dal NOAA
all'indirizzo
http://www.pmel.noaa.gov/tao/.
Per tenere
sotto controllo lo stato delle temperature oceaniche, le possibili
anomalie di temperatura e tutto quel che riguarda EL NINO, si
possono consultare tramite il NOAA
i siti del PMEL
( Pacific Marine
Environmental Laboratory)
e del
CPC ( Climate Prediction Center ) i
cui indirizzi sono in fondo all'articolo.
Per
visualizzare lo stato delle temperature dei mari di tutto il mondo
in tempo reale sono disponibili anche delle cartine come questa qui
sotto, all'indirizzo:
http://152.80.49.210/products/OTIS/US058VMET-GIFwxg.OTIS.glbl_sst.gif

Temperatura dei mari
e
all'indirizzo
http://152.80.49.210/products/OTIS/US058VMET-GIFwxg.OTIS.glbl_sstanomaly.gif
è possibile osservare le anomalie di
temperatura marina rispetto alla media.
Inoltre continuano le osservazioni del
SOI. Se l’indice mostra una brusca caduta c'è la possibilità che
stiamo entrando in EL NINO mentre se c‘è una brusca salita ne LA
NINA.
Anche in questo ambito bisogna però fare attenzione, le cose non
sono così semplici e regolari, spesso si riscontra un andamento
della pressione atmosferica che potrebbe indurre a pensare ad un
eventuale arrivo del fenomeno ma in realtà poi si torna indietro.
Si sta studiando un sistema per riuscire a interpretare questi
valori e confrontarli insieme ad
altri, come le
temperature oceaniche,
lo stato degli Alisei, ecc.. per prevedere in modo più preciso
l’arrivo del fenomeno.
Vista la complessità e la non regolarità delle
variabili, per PREVEDERE
EL NINO non resta che sviluppare
modelli matematici di previsione tipo
quelli del tempo che si basano su equazioni evolutive che tengono
cioè presente l’evolversi delle condizioni partendo dai dati
rilevati in un dato momento.
Ci sono però grandi problemi che affliggono la riuscita di una
previsione a lunga scadenza tra cui l’estrema variabilità delle
condizioni atmosferiche, i limiti della capacità di calcolo degli
elaboratori e la mancanza di possibilità di descrivere alla
perfezione la condizione iniziale. Se i dati già in partenza sono
non del tutto corretti, più ci si allontana e più l’errore aumenterà
fino a quando si raggiungerà un punto in cui il risultato diviene
inattendibile, chiamato LIMITE DI
PREDICIBILITA’.
Sulla base di tutto ciò, si è visto che oggi
per ottenere una buona previsione non bisogna andare oltre i
5-7 giorni.
Oltre questo limite non si chiama più
previsione ma SIMULAZIONE
in quanto è possibile solo osservare
l'evoluzione dei principali valori atmosferici.
Come si procede allora?
All’atto di prevedere EL NINO, è stata molto
importante una deduzione poi confermata: il moto oceanico è molto
meno turbolento e instabile di quello atmosferico e visti i suoi
movimenti più lenti si pensò che anche gli errori di previsione
fossero minori. E così fu, infatti è oggi possibile fare delle
previsioni per più stagioni e il limite di predicibilità oceanica è
fissato in 8-12 mesi,
tenendo presenti moto ondoso, correnti, salinità e temperatura.
Attualmente i modelli tendono ancora a essere separati (atmosferico
e oceanico) ma si sta lavorando per elaborare un modello unico per
prevedere EL NINO che li contenga tutti e due, perché non è
possibile in questo caso procedere separatamente.
Come si diceva però il limite maggiore è imposto dalle previsioni
atmosferiche pertanto le previsioni elaborate dai modelli risultano
ancora non essere soddisfacenti, il modello sottostima dopo poco
tempo le temperature superficiali dando un’immagine differente
dalla realtà. Inoltre le anomalie di temperatura vengono previste
spesso solo molto vicine all’equatore quando così non è, questo
fatto invece è fondamentale per le teleconnessioni specie alle medie
latitudini.
Per questo motivo non si parla di
vere e proprie previsioni ma di probabilità statistiche, si
preferisce cioè effettuare più proiezioni con vari modelli per
tracciarne alla fine un profilo medio.
I modelli stagionali risultano oggi essere più definiti a livello
equatoriale e nord americano perché le condizioni sono più stabili
mentre ad esempio quello europeo è meno definito perché il
continente si trova al limite delle teleconnessioni equatoriali ed è
più legato alle oscillazioni nord atlantiche, marginalmente a quelle
monsoniche e ha inoltre territori orograficamente complessi.
Allo stato attuale la situazione europea
sembra essere più predicibile solo in caso di forti el nino.
Per gli stessi motivi, i modelli nord americani e equatoriali sono
ad una fase di sviluppo maggiore
rispetto a quello europeo.
Il servizio meteo americano sviluppa solo il modello americano
mentre l'IRI - International Research
Institute for Climate Prediction
dell’università della
Columbia
University di
New
York
(http://iri.ucsd.edu/hot_nino/news)
elabora il modello per il resto del mondo in particolare per la
fascia tropicale.
L'importanza dello sviluppo delle
previsioni stagionali e di EL NINO sono fondamentali: nell'EL NINO
del ‘97-’98 la siccità del nord est del
Brasile fu ampiamente
prevista ma la mancanza di mezzi economici e tecnici hanno impedito
comunque di evitare i
danni per la siccità e gli incendi.
EL NINO ha portato
alla nascita di un nuovo obiettivo cioè trasformare le previsioni
del tempo in previsioni ambientali e la sfida di certo è aperta.
ATTENZIONE !
I due ultimi più forti EL NINO si sono
verificati in questi ultimi anni (‘82 e ‘97) e si sta verificando se
questa maggiore violenza possa essere legata all'aumento della
temperatura globale e all'effetto serra ma al momento ancora non è
possibile dare una risposta certa.
Tuttavia proiezioni effettuate con modelli numerici aumentando
volutamente le temperature medie hanno portato a risultati non molto
confortanti. Sembra che si possa creare una specie di EL NINO
permanente e possano avvenire quindi profonde modificazioni del
clima globale !!
informazioni su
internet
Per avere
TUTTE
le informazioni riguardo l'OCEANO
PACIFICO tra cui
EL NINO, LA NINA, TERMOCLINO,
progetto TAO, Tsunami
(onde anomale),
temperature oceaniche
con
anomalie,
condizioni degli inquinanti, Previsioni di tutti i tipi,
EL NINO del passato,
immagini
animate
o in
3d.
VERAMENTE COMPLETO E
PROFESSIONALE a cura del
NOAA - PMEL ( Pacific Marine
Environmental Laboratory).
all'indirizzo:
http://www.pmel.noaa.gov/
(in inglese)
Altre
importanti informazioni
riguardo il
monitoraggio, le
previsioni e
altro su EL NINO
e l'oscillazione
con NEWS
aggiornate sul sito PROFESSIONALE E
COMPLETO a cura del
NOAA - CPC ( Climate Prediction Center )
all'indirizzo:
http://www.cpc.ncep.noaa.gov/ (in
inglese)
A chi
interessa solo il progetto
TAO ( Tropical Atmosphere Ocean )
collegatevi ad una sezione del sito del
NOAA - PMEL
( Pacific Marine
Environmental Laboratory)
all'indirizzo:
http://www.pmel.noaa.gov/tao/ (in
inglese)
IRI - International Research Institute for
Climate Prediction dell’università
della
Columbia
University di
New
York
che elabora
modelli stagionali
all'indirizzo:
http://iri.ucsd.edu/hot_nino/news (in
inglese)
Immagini ogni
12h sullo stato delle temperature dei mari di tutto il mondo
all'indirizzo:
http://152.80.49.210/products/OTIS/US058VMET-GIFwxg.OTIS.glbl_sst.gif
Immagini ogni
12h sullo stato delle anomalie delle temperature dei mari di tutto
il mondo
all'indirizzo:
http://152.80.49.210/products/OTIS/US058VMET-GIFwxg.OTIS.glbl_sstanomaly.gif
Riproduzione dei dati e
delle Immagini Vietata
       
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