|
CONDIZIONI METEO-CLIMATICHE IN
EUROPA
Durante
gli ultimi anni sentiamo spesso notizie riguardo il verificarsi di episodi
intensi di maltempo o comunque di mutamenti delle abitudini climatiche a livello
europeo. Essendo l'argomento molto interessante avevo pensato di realizzare un articolo
che parlasse dei mutamenti in corso, della loro possibile correlazione con il
surriscaldamento del pianeta e dei possibili scenari futuri. Ma prima di
affrontare tutto cio ho ritenuto fosse più corretto trattare, seppur in linea
generale, quelli che sono i fattori
che influenzano
il clima e il tempo sul continente e quali sono le condizioni
"medie".
Le
condizioni meteo-climatiche europee a livello atmosferico
sono essenzialmente legate all'interazione fra il CICLONE
DELL'ISLANDA e il famosissimo
ANTICICLONE DELLE
AZZORRE, i due centri di pressione permanenti posizionati sull’oceano
Atlantico, nel nostro emisfero. Cominciamo a vedere qual'è la loro origine e come mai siamo interessati dai
loro afflussi tornando su quelli che sono i concetti generali della circolazione
globale (articolo:
Circolazione Globale). Tutta la macchina termica del Pianeta si basa sull’eterna ricerca
dell’equilibrio attraverso il trasferimento verso i poli dell'eccesso di
energia presente all’equatore. Se la Terra non fosse in rotazione si avrebbe un’unica cella convettiva fra di
essi con aria in ascesa all’equatore e in discesa ai poli. Ma siccome la
rotazione esiste, a causa della diversa intensità della forza deviante al
variare della latitudine, si determina una rottura in tre cellule convettive
distinte sia nell’emisfero nord che sud presso i 30 e 60 gradi di latitudine.
Come
si vede nell’immagine, l’aria in ascesa e in discesa lungo i margini delle
cellule determina a terra la formazione di fasce di alte e basse pressioni
permanenti, anche se nella realtà i centri di pressione non sono esattamente
posizionati uniformemente lungo tali fasce a causa della deviazione delle
correnti imposta dalle catene montuose e dal diverso riscaldamento delle
superfici nel corso delle stagioni (in particolare terre e mari). I due centri di pressione fanno proprio parte di tali fasce,
il ciclone dell'Islanda di quella di basse pressioni permanenti presso i
60° di latitudine e il celeberrimo anticiclone delle Azzorre di quella di alte pressioni permanenti presso i 30° di latitudine. Ci basta ricordare poi che per effetto della forza deviante di Coriolis nel
nostro emisfero le correnti girano in senso orario attorno ai centri di alta
pressione e antiorario attorno a quelli di bassa pressione (articolo:
Centri di alta e bassa pressione), per avere spiegato come mai l'Europa e
quindi l'Italia siano interessati essenzialmente dai loro afflussi.

Schema semplificato
Vediamo
ora perchè la posizione assunta dai due centri nel
corso dell'anno è così importante. La linea di demarcazione al suolo dove avviene lo scontro fra l'aria fredda
inviata verso sud dalla fascia di basse pressioni permanenti e l'aria calda
inviata verso nord dalla fascia di alte pressioni permanenti viene definito FRONTE
POLARE. Sotto la spinta delle irruzioni d'aria e
delle deviazioni imposte dai rilievi, il fronte tende ad
assumere una tipica forma ad onda la cui ampiezza dipende
essenzialmente dall'intensità delle correnti stesse e quindi
dalla forza dei centri di pressione. Lungo, e solo, nella parte
ascendente di tali onde si formano delle "piccole" onde
secondarie sulla cui sommità si genera il minimo barico, che ad
un certo punto divengono tanto "ripide" da riuscire a separarsi
dal fronte polare dando origine a quelle che chiamiamo
PERTURBAZIONI FRONTALI
che seguono poi il flusso dei venti
arrivando fino a noi.

Il
ciclone dell'Islanda viene spesso definito come
LA
FABBRICA DEL MALTEMPO EUROPEO
proprio
perchè lungo il suo bordo ascendente nascono dal fronte polare tutte le
perturbazioni atlantiche che giungono in Europa e quindi anche in Italia. Si
capisce bene che la posizione assunta e la forza dei centri di pressione
determinano l'evolversi delle condizioni meteo nei Paesi interessati. In condizioni medie,
durante
l'ESTATE
il maggior
soleggiamento mantiene le terre più calde rispetto ai mari e quindi sia
sull'oceano che sul Mediterraneo tendono a prevalere le aree di alta pressione
che sono libere di espandersi. L'anticiclone delle Azzorre si spinge verso le
alte latitudini relegando ancora più a nord il ciclone dell'Islanda, ora più
debole, espandendosi anche sul nostro paese legandosi alle alte pressioni
mediterranee. Con tale situazione barica l'Italia si trova ad essere protetta e
ad avere tempo bello e soleggiato spesso per molti giorni mentre le
perturbazioni scorrono sull'Europa continentale per poi scivolare ad est. Non è
raro comunque che un cedimento del debole settore orientale dell'anticiclone
lasci spazio all'arrivo di perturbazioni che risultano essere a volte copiose
(in particolare al nord) a causa delle maggiori temperature e tassi d'umidità
presenti. In INVERNO
avviene un po il contrario,
il minor soleggiamento mantiene le terre più fredde rispetto ai mari e mentre
su questi ultimi le depressioni hanno la meglio e sono quindi libere di
espandersi, sulle estese terre russe comincia a prendere forza il famoso
ANTICICLONE
RUSSO
spesso responsabile di
afflussi molto freddi e secchi anche sull'Italia. Il ciclone dell'Islanda
sospinge verso sud l'anticiclone delle Azzorre con il risultato che il fronte
polare si trovi a scorrere "dalle nostre parti" libero di inviarci così
afflussi freddi e molte pertubazioni. Le precipitazioni seppur frequenti (specie
sulla fascia tirrenica) risultano comunque essere meno copiose rispetto all'AUTUNNO
perchè il mare ha perso il calore acquistato durante l'estate e quindi non più
in grado di dare man forte alle perturbazioni in arrivo.

Seppur
schematicamente abbiamo visto come i due centri di pressione interagiscono fra
loro e quali sono i riflessi del tempo nel corso dell'anno al variare della loro
posizione e forza. Il loro legame è più stretto di quanto si possa pensare e la conferma si può
avere osservando un fenomeno climatico chiamato
AO
(Artic Oscillation o oscillazione artica),
una variazione ciclica della pressione atmosferica che regola il clima nel
nostro emisfero. Alle alte latitudini staziona un'area depressionaria permanente chiamata
VORTICE
POLARE
che nel semestre
freddo si espande verso sud alimentando due grossi centri di bassa pressione, il
ciclone delle Aleutine nel nord Pacifico e il nostro ciclone dell'Islanda nel
nord Atlantico. E' stato osservato che in condizioni in cui la pressione atmosferica al suolo
risulti più bassa della media alle alte latitudini, con rafforzamento del
vortice polare, si registrano allo stesso tempo valori di pressione atmosferica
sopra la media sul medio Pacifico e Atlantico dove stazionano l'anticiclone del
Pacifico e il nostro anticiclone delle Azzorre. Quando al contrario la pressione
atmosferica risulta essere più alta della media alle alte latitudini, con
indebolimento del vortice polare, la pressione risulta essere più bassa della
media alle medie latitudini indebolendo gli anticicloni. Questa oscillazione della pressione prende appunto il nome di oscillazione
artica e la parte atlantica che lega il ciclone dell'Islanda con l'anticiclone
delle Azzorre viene chiamata
NAO
(North Atlantic Oscillation o oscillazione nord atlantica).
L'importanza
dello stato dell'oscillazione è determinante ai fini climatici e meteorologici
a livello europeo e per questo è stato instituito un indice mensile
(NAO
INDEX o indice NAO)
di
più facile lettura
che deriva
dalla
differenza che c'è tra le anomalie di pressione alle medie e alte latitudini.
Un
indice NAO POSITIVO
indica lo stato in cui la pressione risulta essere più bassa rispetto alla
media alle alte latitudini e più alta alle medie mentre un
indice NAO NEGATIVO
il
contrario.
Le
ripercussioni sono notevoli. In condizioni di POSITIVITA' si verifica un "inasprimento" dello
scontro fra i due centri di pressione che provoca un incremento notevole
dell'attività perturbativa che tende a colpire l'Europa continentale spesso
unitamente a forti venti (anche superiori ai 100 km/h) generati dal forte
dislivello barico. L'Italia invece rimane isolata dalle precipitazioni perchè
protetta dall'anticiclone delle Azzorre che tende ad espandersi e a spostarsi
verso nord. Inoltre, le veloci correnti occidentali tendono a convogliare l'aria più calda
oceanica sul continente, che registra valori più alti della media, con la
conseguenza di avere precipitazioni più a carattere piovoso che nevoso. Sul nostro Paese gli inverni sono più miti. In condizioni di NEGATIVITA' invece si ha un indebolimento dei centri di
pressione o in alcuni casi addirittura si vengono a creare aree di alte
pressioni alle alte latitudini e basse alle medie latitudini. Si ha così un
rafforzamento degli afflussi freddi di origine artica e gli inverni risultano
essere più freddi e più nevosi.
L'indice
NAO
cambia segno mediamente
ogni
30-40 anni
e al momento ci troviamo teoricamente verso la fine della fase
POSITIVA
ma se la sua oscillazione è normale, come mai l'argomento NAO comincia a farsi
sentire sempre più nelle cronache meteo? La particolarità di questi ultimi anni è che si osserva sempre più
un'amplificazione dei picchi raggiunti dall'indice in particolare verso l'alto
(forse a causa dell'effetto serra) e sembra che sia proprio questo a far
registrare episodi molto intensi di maltempo in particolare sull'Europa
continentale ma come dicevo all'inizio, approfondiremo l'argomento in un
prossimo articolo.
Per
concludere questo piccolo viaggio nella climatologia europea non si possono
tralasciare gli effetti sul clima legati alle
correnti
oceaniche. La circolazione delle correnti oceaniche contribuisce in maniera determinante al
trasferimento del calore in eccesso presente all'equatore verso i poli,
unitamente alla circolazione atmosferica.

Nel
caso dell'oceano Atlantico il vasto "fiume" di acque calde equatoriali
tende a spostarsi verso ovest seguendo i costanti venti Alisei. Per effetto
della forza deviante, che agisce anche sulle correnti marine, si ha una
deviazione verso destra del flusso che raggiunge il centro-sud America. A questo
punto il flusso principale tende a dirigersi verso nord est dando vita alla
famosa
CORRENTE
DEL GOLFO la cui parte finale si divide in due
parti, una meridionale che tende a ritornare verso la corrente equatoriale e
l'altra settentrionale che tende a proseguire verso le alte latitudini dando
vita alla
CORRENTE
DEL NORD ATLANTICO.

Temperatura (°C) superficie del
mare in ESTATE ed in INVERNO vista dal satellite

Questa
importante corrente settentrionale è quella che permette ai Paesi occidentali
del centro e nord Europa di registrare temperature nettamente superiori rispetto
ai Paesi che si trovano alla stessa latitudine ma sull'altra sponda dell'oceano. Ma il meccanismo
attraverso il quale la corrente calda riesce ad arrivare così a nord è molto
delicato in quanto non dipende più dalla presenza dei venti costanti come in
origine ma dalla salinità e temperatura dell'acqua. Vediamo come.
La corrente del Golfo in origine molto calda tende strada facendo a perdere per
evaporazione molta acqua ma non il sale, perchè non evapora, quindi man mano
che sale di latitudine diviene più salata. Quando poi attraversa il ramo più
settentrionale nel nord Atlantico riceve anche un forte raffreddamento dovuto
all'incontro con l'aria gelida artica. In queste condizioni di forte salinità e
basse temperature la densità delle acque superficiali diviene molto alta e sono
costrette ad inabbissarsi per poi tornare indietro in profondità. E’ proprio
questo sprofondamento a richiamare verso nord altra acqua per rimpiazzare quella
scesa e così il ciclo continua. Questo anello oceanico che attraversa tutto l’Atlantico dal Golfo del Messico
fino al nord Europa è noto come NASTRO TRASPORTATORE DEL
NORD ATLANTICO. Come dicevo il meccanismo è molto delicato e la storia ci
insegna che nell'epoca post-glaciale a causa del massiccio scioglimento dei
ghiacciai che ha riversato enormi quantità di acqua dolce in mare diminuendone
la densità, le correnti furono interrotte. Le ripercussioni sul clima furono
notevoli e si risprofondò nel freddo intenso per circa un secolo fino a quando
il nastro trasportatore ricominciò gradualmente a funzionare. Viene spontaneo chiedersi, che cosa accadrà nei prossimi anni visto che
l'effetto serra sta provocando lo scioglimento dei ghiacciai artici? Il
riscaldamento globale darà a noi europei un futuro più caldo o più freddo?
Riproduzione dei dati e
delle Immagini Vietata
       
|